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Gli errori SEO più comuni

In sintesi, il lavoro di ‘ottimizzazione dei motori di ricerca è estremamente semplice. Una volta che sei online con i sistemi e gli strumenti giusti, tutto quello che devi fare è…

Pubblicare nuovi OTTIMI contenuti su nuove pagine nel tuo sito web REGOLARMENTE.

Se vuoi fare SEO correttamente, dovresti trascorrere la maggior parte del tuo tempo a fare una cosa sola: scrivere dei buoni contenuti.
Stiamo parlando del 90% del tempo trascorso facendo SEO, che dovrebbe essere speso a scrivere di te, del tuo settore, della tua azienda, dei tuoi prodotti,  servizi e dei problemi che risolvi ai tuoi clienti. Tutta roba che dovrebbe essere una seconda natura per te.
Certo. Hai bisogno di imparare anche altre cose.
Ma se sei in grado scrivere, puoi fare SEO. Il resto lo puoi imparare. E il resto non ti deve distrarre dalla scrittura.
In caso contrario … si cade vittima di uno di questi errori.

1. Stai ottimizzando il tuo sito web per parole chiave molto comuni (probabilmente molto popolari), che non sarai mai in grado di posizionare bene a causa dell’elevata concorrenza.

2. Tutti i title tag contengono la stessa parola chiave, ed è il nome della struttura. Il title tag di una pagina è probabilmente il più importante fattore on-page SEO da prendere in considerazione durante la creazione di nuove pagine. Probabilmente hai già un buon posizionamento per una ricerca sul nome della struttura, quindi puoi tranquillamente toglierlo e avere ancora traffico. Quindi, assicurati di scegliere frasi chiave appropriate per ogni pagina che sono frasi che qualcuno solitamente digita in un motore di ricerca per trovare un prodotto o un servizio come il tuo.

3. URL dinamici senza parole chiave. Stai utilizzando un content management system (CMS) che utilizza gli URL dinamici con numeri e lettere casuali nella url. La tua URL deve essere leggibile dagli esseri umani perché anche i motori di ricerca leggono le parole come gli esseri umani. Le parole nell’URL sono un altro segnale molto importante per far sapere ai motori di ricerca di cosa quella pagina tratta. Quindi, scegli un CMS che consente di controllare gli URL, oppure usa un URL rewriter. E includi le parole chiave nell’URL.

4. Hai usato immagini come titoli. I titoli sono solitamente scritti a grandi lettere sopra al contenuto nella parte superiore di una pagina. Se questi sono “parole costruite con le immagini” (i web designer spesso fanno questo per controllare il carattere del testo), i motori di ricerca non li leggono. I titoli dovrebbero essere di testo.

5. Questo è altrettanto importante, ma un po ‘meno comune al giorno d’oggi, a meno che il tuo sito web non sia del 1997 … Se la tua navigazione è costruita utilizzando pulsanti immagine al posto del testo, stai dando al motore di ricerca un segnale in meno di ciò che quella pagina tratta.

6. Fare SEO dopo che il sito è progettato e costruito. Per qualche ragione, la gente pensa che l’attività di SEO dovrebbe iniziare dopo. Si parte per un viaggio prima di fare i bagagli? Vuoi lanciare un business prima di scrivere una sorta di business plan?

La SEO fatta bene consente di determinare quali contenuti scrivere per ottenere traffico dai motori di ricerca. E non dovresti progettare un sito senza sapere quali contenuti vi andranno inseriti. Non sto dicendo che dovresti cambiare il tuo modello di business o il nome del prodotto basandolo sulle parole chiave che sarà più facile posizionare, ma dovresti prenderlo in considerazione. Ti garantisco che i tuoi concorrenti lo stanno facendo.

Inoltre, se ti rivolgi a un designer o sviluppatore web che non è un esperto di SEO (La maggior parte non lo sono – anche se dicono di esserlo), questi non attuerà un sistema che ti permetta di pubblicare nuove pagine e ottimizzare il tuo sito per le parole chiave senza farsi pagare profumatamente per apportare le modifiche e le aggiunte. Sarebbe meglio che qualcuno che conosce la SEO costruisca il tuo sito web con un sistema che ti permetterà di fare facilmente SEO su base continuativa.

Il che ci porta a …

7. Il tuo web designer ha fatto SEO per te. Questo è probabilmente lo scenario più comune. Non esiste una cosa come “è stato fatto” con la SEO. E’ una cosa in corso, continuativa. Fare SEO una volta sola è come fare promozione una volta sola. Anche se sei posizionato bene per qualche parola chiave, posizionarsi meglio o posizionare altre parole chiave ti porterà sempre nuovi visitatori.

8. Hai costruito il tuo sito web interamente in flash. E’ come mettere uno scudo invisibile tra te e i motori di ricerca perché il tuo sito non si vede.

Categorie: SEO

Usare gli UGC per attrarre visitatori

Nei “bei giorni andati”- circa 30 anni or sono – il destination marketing era un affare relativamente semplice: capire le funzioni principali di vendita,  stampare alcuni opuscoli, lanciare una campagna pubblicitaria, aspettare che il telefono squilli, spedire gli opuscoli e sperare per il meglio.

Il Destination Marketing Organization (DMO) ha avuto un ruolo importante nella creazione di consapevolezza e desiderio tra i mercati nazionali e internazionali per conto delle imprese piccole, semplicemente perché queste ultime, da sole, non avrebbero mai potuto sviluppare la stessa portata, influenza o impatto. Il ruolo della DMO è stato “di estendere l’invito” per conto dei fornitori di turismo.

Internet ha, ovviamente, ha cambiato tutto questo,  e l’attività di commercializzazione si è moltiplicata in termini di complessità, richiedendo una serie di competenze nuove e inimmaginabili e generando una serie in continua evoluzione di acronimi, avendo anche un profondo impatto sui ruoli dei vari membri dell’ecosistema turismo.

Mentre il ruolo della DMO era quello di “mostrare, raccontare e convincere” ora sta diventando quello di “facilitare, orchestrare e attivare”. Questo perché gli stessi fornitori del turismo, che 20 anni fa non avrebbero potuto raggiungere un pubblico internazionale, ora possono godere di un contatto immediato con chiunque 24 ore al giorno.
Così oggi il DMO esperto sta imparando a governare da dietro, consentendo e incoraggiando gli altri a fare da promotore. Utilizzando la potenza del Web 2.0 e dei social media, le destinazioni intelligenti stanno incoraggiando i loro residenti, le imprese locali, i visitatori e i fornitori a raccontare la storia della destinazione.
La sigla di questo è UGC – user generated content, e sta finalmente catturando l’interesse di diversi uffici turistici.

Fonte: tourisminternetmarketing.com

Categorie: Hotel Marketing, Social Media, Top

Quanto dovrebbe essere lungo un video promozionale?

Con la maggior parte delle imprese turistiche esperte che iniziano a pensare seriamente ai video, una domanda che spesso ci si sente fare dagli operatori del turismo è: di quanto tempo deve essere il mio video promozionale?

Quando si considera la durata del video è meglio misurare il tempo in secondi piuttosto che in minuti.
Dopo 2 minuti, il 60% delle persone sono sono già passate ad altro!

La migliore risposta alla domanda “quanto deve essere lungo il vostro video promozionale?” ha più a che fare con quanto tempo il tuo pubblico è disposto a prestare attenzione, rispetto a quanto tempo ci vorrà per ottenere risultati strepitosi.

90-180 secondi è tutto il tempo che hai a disposizione per diffondere il tuo messaggio con il video.

Un recente studio di Visible Measures ha preso in esame 40 milioni di video differenti con più di 7 miliardi di visualizzazioni,  per produrre il grafico qui sotto. Tutti i video duravano meno di 5 minuti.


video viewer time - How long should your promotional video be?

Less is More – Vai subito al punto
Al fine di mantenere il maggior numero possibile di spettatori assicurati che il video inizi con le tue cose migliori. Secondo Visible Measures, il 20% degli spettatori abbandona il video entro 10 secondi.

E’ possibile raccontare la tua storia in 90-100 secondi, ma potrebbe essere necessario guardare al di fuori della tua organizzazione e delle tue risorse, al fine di raccontare la tua storia in meno tempo. Proprio perché il video è breve, bisogna prestare alla sua realizzazione molta attenzione. In effetti, con tutti i video che sono disponibili sul web, fare un breve video promozionale di alta qualità può avere un impatto enorme sul’attenzione dello spettatore per l’intero video.

E’ meglio produrre tre video di due minuti con argomenti mirati e testi concisi, piuttosto che produrne uno di 6 minuti.
Arriva al punto rapidamente, colpisci il tuo spettatore con le tue immagini migliori e lascia il resto sul pavimento della sala di montaggio.

Fonte: InternetMarketingForTourism

Categorie: Hotel Marketing

Email marketing

Riporto integralmente questo ottimo articolo di Filippo Toso a proposito di Email marketing, pubblicato sul Tagliablog .

“L’email è da molti considerata una delle killer application di Internet. Sebbene le nuove generazioni stiano iniziando ad utilizzare altri strumenti di comunicazione personale (principalmente mobile e social media), nel B2B e nel B2C diretto verso gli over 35 risulta ancora uno degli strumenti con il miglior ROI. Secondo uno studio della Direct Marketing Association, ogni dollaro speso sulle email commerciali nel 2009 ha generato un ritorno di 43,62 dollari. Niente male per qualche messaggio di posta.

Spesso i clienti per cui progetto campagne di Direct Email Marketing non comprendono appieno il processo necessario per arrivare da una email alla conversione. In questo articolo descrivo tutti i passi richiesti, gli ostacoli che si possono incontrare sul percorso e come evitarli al meglio.

Iniziamo con la nostra e-mail. Per effettuare l’invio ci affidiamo ad un server SMTP che si occuperà di spedire il messaggio ai vari destinatari. Quando il messaggio arriva sul server di destinazione potrebbe venire bloccato da vari strumenti: il software antivirus, il filtro antispam oppure la presenza dell’IP mittente in una blacklist. In aggiunta a ciò potrebbe capitare che l’indirizzo email non esista (es. perché digitato scorrettamente dall’utente) oppure l’account potrebbe restituire dei problemi (es. se ha superato la quota di spazio disponibile).

In media circa il 5% dei messaggi non raggiunge la destinazione a causa di uno di questi problemi, portando il delivery rate, il tasso di consegna, al 95%. In questa fase è importantissimo gestire correttamente i bounce ovvero gli errori restituiti dal server di destinazione e i cosiddetti delivery error, i messaggi che vengono inviati al server SMTP. In questo modo potremo mantenere pulite le liste (es. bloccando gli indirizzi non esistenti) migliorando la reputazione del nostro server.

Per quanto riguarda i filtri antivirus ed antispam, è importante verificare il contenuto dei propri messaggi prima dell’invio. Puoi utilizzare Mailing Spam Check per testare i contenuti con SpamAssassin, uno dei filtri antispam più utilizzati. In aggiunta, ti suggerisco di creare una serie di account con i provider più utilizzati dai tuoi utenti (es. Gmail, Libero, Yahoo, Hotmail) ed inviare un messaggio di test a tali indirizzi. In questo modo potrai facilmente verificare se vengono bloccati dai filtri o meno.

Mantenere sotto controllo la reputazione del proprio server di posta è cruciale per migliorare il delivery rate. Puoi utilizzare il servizio gratuito offerto da MxToolbox per verificare la presenza dell’IP del tuo server all’interno delle black list più comuni.

Una volta che il messaggio ha raggiunto il server di destinazione, l’utente deve scaricarlo. Anche in questa fase entrano in gioco dei software antivirus ed antispam, questa volta però sono installati sul computer dell’utente. In aggiunta a questa barriera, ci sono anche i filtri impostati manualmente dal destinatario. In Italia il 40% degli utenti preferisce bloccare l’indirizzo del mittente piuttosto che cancellarsi dalla newsletter. Questo capita soprattutto perché la maggior parte dei messaggi indesiderati ha un processo di cancellazione, se è presente, a dir poco impossibile da seguire.

Un metodo per aggirare i filtri antispam è di suggerire all’utente di inserire il proprio indirizzo email all’interno della whitelist ovvero della lista degli indirizzi ritenuti attendibili. In questo modo anche se un nostro messaggio potrebbe venire intercettato dal filtro a causa del suo contenuto, verrebbe comunque consegnato.

Una volta arrivato nella casella di posta, è necessario convincere l’utente ad aprirlo. In questa fase l’accoppiata mittente / oggetto è cruciale. Se il mittente è conosciuto, l’open rate, il tasso di apertura, aumenta. Lo stesso vale se l’oggetto è personalizzato. In media il tasso di apertura varia dal 10 al 30%.

Una volta aperto il messaggio, possono accadere principalmente 3 cose:

A. L’utente clicca su uno dei link inseriti all’interno del messaggio
B. L’utente si cancella dalla lista cliccando sul link presente nel footer
C. L’utente non fa niente

Il CTR, ovvero la percentuale di utenti che cliccano su uno dei link, è molto variabile a seconda del settore e del tipo di messaggio.

• Nelle newsletter B2B il valore si aggira tra il 5% ed il 15%. Un valore inferiore solitamente sta ad indicare una scarsa qualità nei contenuti veicolati.
• Nelle campagne promozionali B2C ci si attesta tra il 2% ed il 12%. Un valore inferiore al 2% indica una gestione delle iscrizioni discutibile (es. senza double opt-in).
• Su liste segmentate ed utilizzando email personalizzate si possono ottenere dei CTR nell’ordine del 10% / 20%.

Il metodo migliore per generare un CTR elevato è creare un contenuto fortemente coerente con l’oggetto e le aspettative del destinatario.

Dallo 0,1% all’1% degli utenti decide di cancellarsi da una lista. Valori più bassi solitamente indicano che il processo di cancellazione è troppo complesso o difficile da individuare all’interno della mail. Valori più alti potrebbero indicare una scarsa qualità della lista o una forte incoerenza tra l’oggetto ed il contenuto del messaggio.

Una volta che l’utente ha completato il processo di cancellazione è fondamentale chiedergli un feedback sulla motivazione che lo ha spinto a “disiscriversi”. Analizzando questi commenti potrai migliorare il servizio e ridurre l’opt-out rate. Solitamente offro un incentivo in cambio del feedback (es. un ebook sul marketing oppure il download di un software utile per l’utente).

Una volta che l’utente ha cliccato sul link finisce sulla landing page dedicata alla campagna. E qui solitamente casca l’asino. La landing page deve essere coerente con il messaggio che ha portato fin li l’utente. Se gli hai promesso uno sconto, deve trovarlo in grande in centro alla pagina. Non un paio di righe in piccolo all’ultimo paragrafo di un testo di migliaia di caratteri. Se la call to action all’interno dell’email era “Guarda questo video”, la landing page deve mostrarlo above the fold.

Il bounce rate ed il tempo trascorso sulla pagina sono metriche molto utili per comprendere l’efficacia della landing page insieme, ovviamente, al tasso di conversione. degli utenti esegue l’azione di conversione. In media tra l’1% ed il 4% degli utenti esegue l’azione di conversione.

All’interno del processo appena descritto l’utente potrebbe aver eseguito 3 azioni principali:

• ha aperto l’email
• ha visitato la landing page
• ha eseguito l’azione di conversione.

Ognuno di questi eventi indica una determinata “attitudine mentale” alla nostra comunicazione che può essere sfruttata attraverso le cosiddette trigger, behavioral e transactional email.

Questo tipo di messaggi inviati a seguito di un determinato comportamento od evento, raggiungono tassi di click-through elevatissimi (fino al 50%).

1. Se l’utente ha aperto l’email ma non ha visitato la landing page, potremmo inviargli un’email dopo un paio d’ore includendo dettagli aggiuntivi sull’offerta. L’oggetto potrebbe essere qualcosa tipo “Davide, non è finita qui …”.
2. Se l’utente ha visitato la landing page, magari più volte, senza però aver eseguito l’azione di conversione, potremmo inviargli un’offerta personalizzata comprensiva di uno sconto “se agisce subito”.
3. Una volta che l’utente ha eseguito l’azione di conversione, potremmo contattarlo con un’offerta di upsell e cross sell.

Queste tecniche utilizzate con discrezione e attraverso messaggi altamente personalizzati, permettono di migliorare sensibilmente il ROI delle proprie attività di email marketing.

Riassumendo:

• quando fai email marketing devi ricordarti sempre che: se l’email non arriva a destinazione, non otterrai alcun risultato;
• se non viene aperta, l’utente non potrà leggerne il contenuto;
• se il contenuto non veicola valore, l’utente non visiterà la landing page;
• se la landing page non è coerente e persuasiva, l’utente non compierà l’azione di conversione;
• e, al momento giusto, un messaggio in linea con il comportamento e gli interessi dell’utente può fare la differenza.

A questo indirizzo puoi scaricare una versione in PDF (in alta definizione) dello schema completo.”

Categorie: Hotel Marketing

Come TripAdvisor punisce gli alberghi per la pubblicazione di recensioni false

Secondo TripAdvisor, ad ogni hotel colto nella pubblicazione di una recensiona falsa, che è in violazione della Direttiva UE 2009 sulle pratiche commerciali sleali, viene dato un “badge rosso” di avvertimento.

TripAdvisor preferisce non rimuovere l’hotel dal suo sito, sostenendo che l’avvertimento sia una “punizione migliore”.

Categorie: News, Top