Nei “bei giorni andati”- circa 30 anni or sono – il destination marketing era un affare relativamente semplice: capire le funzioni principali di vendita, stampare alcuni opuscoli, lanciare una campagna pubblicitaria, aspettare che il telefono squilli, spedire gli opuscoli e sperare per il meglio.
Il Destination Marketing Organization (DMO) ha avuto un ruolo importante nella creazione di consapevolezza e desiderio tra i mercati nazionali e internazionali per conto delle imprese piccole, semplicemente perché queste ultime, da sole, non avrebbero mai potuto sviluppare la stessa portata, influenza o impatto. Il ruolo della DMO è stato “di estendere l’invito” per conto dei fornitori di turismo.
Internet ha, ovviamente, ha cambiato tutto questo, e l’attività di commercializzazione si è moltiplicata in termini di complessità, richiedendo una serie di competenze nuove e inimmaginabili e generando una serie in continua evoluzione di acronimi, avendo anche un profondo impatto sui ruoli dei vari membri dell’ecosistema turismo.
Mentre il ruolo della DMO era quello di “mostrare, raccontare e convincere” ora sta diventando quello di “facilitare, orchestrare e attivare”. Questo perché gli stessi fornitori del turismo, che 20 anni fa non avrebbero potuto raggiungere un pubblico internazionale, ora possono godere di un contatto immediato con chiunque 24 ore al giorno.
Così oggi il DMO esperto sta imparando a governare da dietro, consentendo e incoraggiando gli altri a fare da promotore. Utilizzando la potenza del Web 2.0 e dei social media, le destinazioni intelligenti stanno incoraggiando i loro residenti, le imprese locali, i visitatori e i fornitori a raccontare la storia della destinazione.
La sigla di questo è UGC – user generated content, e sta finalmente catturando l’interesse di diversi uffici turistici.
Fonte: tourisminternetmarketing.com








